La Spiritualità - Il Beato Tommaso da Costacciaro

La Spiritualità - Il Beato Tommaso da Costacciaro

Il Beato Tommaso Grasselli da Costacciaro, per i costacciaroli “Beato Tomasso”, fu un monaco ed eremita camaldolese.

Costa San Savino, 1262 – Montecucco, 25 marzo 1337

Il Beato Tommaso Grasselli da Costacciaro, per i costacciaroli “Beato Tomasso”, fu un monaco ed eremita camaldolese. Dopo una visita a camaldoli s’innamorò della solitudine ed entrò giovanissimo all’abbazia benedettina di Sitria. Appena diciassettenne, ottenne la licenza del priore e si ritirò poi a vita ancor più solitaria sul Montecucco, ove trascorse oltre sessant’anni in continua preghiera e macerazione, non cibandosi che di erbe crude e non bevendo che acqua. Dio ne illustrò la santità con innumerevoli miracoli in vita e dopo la sua morte.

Tommaso trasformò l’acqua in vino presso il Saccellum di San Girolamo, situato all’interno dell’omonimo eremo detto di Monte Cucco. Il priore, accortosi della mancanza di vino per la celebrazione della Ss.Messa, pregò il Beato Tommaso di aiutarlo e quest’ultimo, che era sceso dalla propria spelonca per assistere alla Funzione gli disse riempire entrambe le coppe con l’acqua: durante la Ss. Messa, l’acqua si tramutò in vino.

Tommaso interruppe la sua ascesi solo una volta in sessantacinque anni, per tornare a Costa San Savino a trovare la famiglia. In questa visita sentì la sorella lamentarsi perché nella frazione mancava acqua. Allora Tommaso toccò con il proprio bastone la nuda roccia e sgorgò una fonte purissima tutt’ora esistente, che molti fedeli asseriscono essere fonte di miracoli.

La morte colse Tommaso il 25 marzo 1337 ed in tale anniversario è commemorato dal Martyrologium Romanum e dal Menologio Camaldolese. I racconti narrano che gli abitanti di Pascelupo, accortisi della morte del Santo, tentarono di trasportare il corpo alla loro chiesa ma questi non si sollevò da terra, nemmeno trainati da due buoi. Arrivarono invece i costacciaroli ed il giorno del 8 aprile 1337 il corpo si sollevò dal terreno come piuma e venne traslato alla Chiesa di San Francesco di Costacciaro, dove tutt’ora riposa. E’ il Santo Patrono di Costacciaro.

Il suo culto, già concesso dal pontefice Clemente VIII, fu riconfermato da Pio VI il 18 marzo 1778 ed esteso alla diocesi eugubina. Nel 1833 infine Gregorio XVI concesse il culto del beato anche ai Camaldolesi. Il Beato Tommaso da Costacciaro è particolarmente invocato per le malattie addominali. Negli anni 1726 e 1748 fu composta una raccolta di miracoli attribuiti alla sua potente intercessione. Sempre a tale periodo risalirebbe anche la ricognizione delle sue reliquie ad opera del vescovo di Gubbio, Giacomo Cingari. Il Menologio Camaldolese ed il Martyrologium Romanum commemorano il beato nell’anniversario della morte, mentre a Costacciaro è solennemente festeggiato quale patrono la prima domenica di settembre.